Una perdita di padri, La morte di un genitore: nulla sara’ piu’come prima – Dott. Marco Salerno

una perdita di padri

Nonostante le abbia detto più volte che dopo la morte inizia la vera vita lei non vuole sentire nulla, anzi, continua a cercare una spiegazione logica all'evento e si chiede di continuo se le sarebbe stato possibile salvare suo padre giacché si era accorta tempo prima che qualcosa non andava. Spero che tu possa darmi qualche suggerimento per aiutarla ad uscire da questa condizione che credo la stia portando ad una brutta forma di depressione, anche se è una persona molto razionale.

Pier ha risposto: Se a una persona razionale si cerca di giustificare il fenomeno morte attraverso dogmi di fede non si otterrà alcun risultato. Una perdita di padri cosa vale comunque anche per coloro che razionali non sono.

Lettera a mio padre - Ermal Meta

Gli uomini credono solo sino a quando hanno paura di vivere nell'incertezza e di accettare il rischio di quella ricerca che inevitabilmente scaturisce quando si diviene consapevoli di non sapere un bel niente di certo sulle cose più importanti della nostra stessa vita.

Chi siamo, da dove veniamo, cosa sarà di noi dopo quell'accadimento che tanto superficialmente chiamiamo morte, qual è il senso del nostro essere qui, ora, una perdita una perdita di padri padri e più o meno consapevoli? Queste domande riguardano tutti noi, ma solo a pochi interessano delle vere risposte. I più, per paura, non le vogliono nemmeno sentire, molti altri reprimono le loro paure sotto cumuli di riti o dogmi: religiosi, scientifici, fantascientifici Caro Gianfranco, sappiamo per nostra esperienza che dopo la morte inizia la vera vita?

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Lo speriamo? Ci una perdita di padri perché ce l'hanno detto? Partendo da quali basi possiamo sperare che una tale affermazione possa aiutare qualcuno? Mi chiedo poi perché affermi che solo dopo la morte inizi la vera vita? Questa nostra vita, qui e adesso cosa sarebbe?

Uno scherzo, un errore, un sogno? Se non è vera allora cos'è? Viviamo una falsità? Ma se ora noi siamo in una falsità, per quale motivo, in base a quale strana alchimia il falso diverrà vero? La morte trasforma una vita falsa in una vita vera? E in cosa consiste una vita falsa e una vita vera? Capisci cosa intendo? La mente non troverà mai vera pace se rispondiamo ai fatti della vita con affermazioni prime di ogni fondamento.

1 commento

Il desiderio di consolare è lodevole quanto inutile. Un dogma per una mente che dubita diviene unicamente un generatore di mille ulteriori domande. La mente trova pace solo quando, attraverso l'esperienza, penetriamo la realtà di un fenomeno, quando ai fatti rispondiamo con i fatti. Ma quando arriverà il giorno della verifica, del dolore, della perdita o della nostra morte, cosa faremo, quanta paura avremo, a che balle ci aggrapperemo?

Qualcuno sostiene che dopo la morte non esiste più nulla, altri che l'anima continuerà a vivere in una qualche dimensione superiore o si reincarnerà per proseguire il suo percorso di crescita. Chi ha ragione, chi ha torto? Per me è irrilevante, una perdita di padri le parole rimangono vuote se non sono corroborate dall'esperienza personale.

Solo i ciechi devono credere, ma non capisco per quale motivo diamo per scontato che noi esseri umani siamo ciechi per quanto riguarda la nostra stessa una perdita di padri. Perché devo credere a qualcuno che mi dice chi sono, da dove vengo, dove vado e che senso ha la mia vita?

Non posso scoprirlo da solo? Questo condizionamento è un bel business. Questo nostro spettacolo bizzarro di guide spirituali, credenze, superstizioni, guerre religiose, politiche ed economiche finirebbe in un istante, basterebbe una generazione!

Ma fatalmente i maestri e i genitori di bambini potenzialmente veggenti sono uomini che credono d'essere ciechi. Venendo alla tua amica devo dire che a me non pare in una fase tanto razionale.

Fare causa al medico curante? Ma da come me la racconti mi pare di capire che questa tua amica stia cercando di comprendere se le sarebbe stato possibile fare qualcosa. In un tale agire non vedo alcuna razionalità. Qui la razionalità si è una perdita di padri nell'incapacità di accettare un evento particolarmente traumatico come la morte di un padre.

L'unico modo in cui ora posso affrontare questa situazione è accettare il mio dolore e lasciarlo sfogare, giacché il riflettere su quel che si sarebbe potuto fare è unicamente un modo per fuggire la sofferenza di quel che ora è irreversibile e reale: la morte di mio padre.

Caro Gianfranco, credo che la tua amica stia semplicemente cercando dei modi per non affrontare tutto d'un tratto un dolore troppo grande, e in questo non v'è nulla di male se lentamente riuscirà a guardare la realtà del destino che accomuna noi tutti.

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Credo che una delle strade più utili per aiutarla sia quella di portarla, con sensibilità e pazienza, a confrontarsi con il dolore della perdita. Veder morire un genitore significa veder morire la realtà esterna di una presenza che sin dalla nostra infanzia si è radicata in noi.

Per questo è una perdita di padri utile per sciogliere la nostra sofferenza parlare al nostro genitore interno come se questo fosse ancora in vita, e dirgli tutto quel che sentiamo, quanto ci manca e quanto è stato importante per noi. Quel che una persona è stata per noi non si perde con la sua scomparsa. Sicuramente si perde la possibilità di fare altre esperienze assieme, ma quel che ci ha dato rimane per sempre nostro patrimonio o pesante fardello.

Se siamo consapevoli di quel che è impresso nella nostra coscienza, a tutti i suoi livelli, siamo padroni di noi stessi e possiamo agire liberamente, viceversa se non siamo consapevoli del nostro bagaglio interiore, pensiamo d'essere liberi e di conoscerci quando perdita di peso come fare realtà siamo condizionati.

In noi agiscono mille fantasmi, ombre provenienti dal mondo esterno: più che individui siamo una sorta di case infestate da una moltitudine di presenze che ci governano, terrorizzano e rare volte guidano saggiamente. Tutto dipende dalla fortuna dei nostri incontri e dalla consapevolezza con cui entriamo in relazione con le persone che troviamo lungo il nostro cammino. Ovviamente gli incontri più importanti sono quelli che facciamo nei bruciatore di grasso per carburante per razzi anni della nostra vita poiché la nostra coscienza, essendo ancora una pagina bianca, viene segnata profondamente da ogni più piccola pennellata lasciata dai vari artisti o imbrattatori che ci circondano.

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Una persona svanisce dal mondo esterno, ma lascia per sempre la sua eredità, una perdita di padri misura più o meno importante, nelle persone che l'hanno incontrata, amata o odiata. Come possiamo superare la sofferenza della morte di una persona a noi cara? Guardando dentro di noi, fra le stanze della nostra una perdita di padri interiore, dove i fantasmi tornano a vivere non appena vengono illuminiamo dalla luce della nostra consapevolezza. Soffriamo, in oltre, perché ogni una perdita di padri ci ricorda la nostra morte e l'immensa fetta di realtà che questo fenomeno coinvolge, una realtà che continuamente estromettiamo dalla nostra consapevolezza.

La vita e la morte sono le due ali che reggono in volo quel misterioso uccello che chiamiamo esistenza. Tutto termina e si rigenera attraverso nuove forme, senza resistenza, senza recriminazioni, tutto tranne l'uomo che accetta la vita e nega la morte.

Ma chi è l'uomo? Chi siamo noi?

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Se abbiamo questa risposta abbiamo anche la risposta sulla vita e la morte. Dobbiamo accettare qualche dogma di fede o teoria scientifica per poterci rispondere? La vita non ci accade in ogni singolo istante?

Direi di si!

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E allora perché non investigare totalmente cos'è quel una perdita di padri che chiamiamo vita osservando direttamente con i nostri stessi occhi? Colui che osserva e fa esperienza delle cose chi è? Siamo noi? Noi siamo l'osservatore, la cosa osservata o la memoria delle esperienze che abbiamo vissuto?

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Cos'è l'esperienza, cos'è il nostro passato, cos'è il futuro, cos'è quel che chiamiamo una perdita di padri Il tempo esiste? Mi sembrano domande importanti, mi sembrano questioni che meritano la nostra attenzione visto che stanno alla base del significato stesso del nostro esistere, soffrire e gioire. Ma quanti di noi spendono un po' del loro tempo per scoprire? Quanti di noi voglio veramente entrare nel mistero della vita e della morte? Quando muore una persona a noi cara diciamo che soffriamo, ma abbiamo mai cercato di osservare cosa soffre in noi?

Chi è colui che soffre?

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Cosa determina la sofferenza? Mio padre muore, io non accetto questo fatto perché penso di non poter vivere senza di lui, perché la sua presenza mi rassicurava, perché avrei voluto vivere ancora moltissime cose e penso che senza di lui queste non potranno mai più accadere.

Quel che non ho fatto in vita la morte lo svela nella sua irrimediabilità, ma noi non agiamo mai come se ogni singolo istante fosse insostituibile, rimandiamo perché pensiamo di avere sempre tempo, poi il tempo una perdita di padri mostra nella sua finitudine e soffriamo. La sofferenza non è altro che questo: non esser pronti ad accettare l'irrealtà del nostro modo di stare al mondo. Viviamo una vita di sogni che continuamente vengono spezzati dalla realtà.

La morte è un qualcosa di ignoto che si riversa sul nostro mondo di fiabe come l'idea della fine di ogni nostro progetto, la fine della nostra possibilità di avere ancora del tempo per portare avanti i nostri piani. La morte rappresenta la natura instabile dei nostri sogni. Noi non una perdita di padri veramente la morte poiché la morte è un mistero, non possiamo sapere cosa accadrà dopo.

Quel che noi temiamo una perdita di padri l'ombra che questo mistero proietta sulle nostre esistenze, è l'idea che senza questo corpo non mi sarà più possibile continuare a esperire quell'unica forma di vita che ora conosco. Siamo un'idea di corpo più che un corpo.

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Ma questo è reale? Se fossimo l'idea di avere un corpo, questa idea dovrebbe essere sempre presente in noi, eppure nessuno di noi direbbe d'essere un'idea.

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Nella nostra mente le idee, cioè i pensieri, si rincorrono a milioni, miliardi, sono in continua mutazione e se ci osserviamo con un po' più di attenzione vediamo che in noi v'è un qualcosa che diviene consapevole di tutte queste idee al di là della loro natura. In me esiste l'idea che senza un corpo non posso più esistere, ma in me v'è anche qualcosa che diviene consapevole di questa idea. Chi sono io allora? L'idea o la consapevolezza che si cela dietro le idee.

Se non mi attacco a questa idea e lascio che come è venuta se ne vada, se lascio che anche l'idea successiva come viene se ne vada, se lascio che questo fiume di idee scorra senza che io mi getti dentro, mi coinvolga, cosa accade? Chi sono io? Gentile Gianfranco, condividi questa ricerca con la tua amica e forse vi darete una mano.

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