Balene australi perdita di peso. Tutto sulla balena australe

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Hanno dei porti eccellenti, quali quelli d'Egmont ed Etienne, di Voulonter e di Melville; delle colline, dei grassi pascoli e poche piante trasportate dal Canada e coltivate con grande cura, della specie detta azedaracks o tithymalus, poiché, cosa davvero strana, su quelle terre gli alberi non vogliono saperne di crescere, e difficilmente si acclimatizzano.

Queste due isole soprannominate sono diventate celebri, perché sono le stazioni principali degli arditi pescatori dei mari australi, di quei pescatori che vanno ad affrontare la mostruosa balena, la cui lunghezza tocca sovente i ventidue metri, il gran capodolio, nella cui bocca possono stare comodamente dodici e anche quindici uomini, gli elefanti marini, le morse e le foche, dalle pelli di non poco valore e dai grassi preziosi.

Colà infatti, al principiare della buona stagione, in novembre, o in dicembre, poiché in quelle regioni l'estate comincia appunto in questi mesi, si radunano in gran numero le navi baleniere per completare le loro provviste; di balene australi perdita di peso salpano le ardite flottiglie, che poi s'inoltrano attraverso i ghiacci del polo australe a cercare i giganti del mare; colà si trovano quegli audaci fiocinieri o mastri del rampone, che con un solo colpo della loro arma sono capaci di ammazzarvi una balena delle più mostruose.

I Cetacei sono, fra i mammiferi, quello che sono i pesci nei vertebrati: esseri che appartengono esclusivamente all'acqua e pertanto risultano conformati in modo corrispondente all'elemento in cui vivono e si moltiplicano. Le foche, almeno un terzo della loro vita la trascorrono a terra: vi nascono e vi si recano quando vogliono dormire e quando vogliono godere in santa pace i benefici raggi del sole.

Basta giungere colà all'apertura delle grandi pesche per trovarvi marinai di tutte le nazioni: inglesi, americani, danesi, olandesi e anche non pochi figli della Liguria accorrono, ed è facile udir narrare avventure straordinarie.

Un pacco di tabacco, una bottiglia di whisky o di brandy, o autentico rhum della Giamaica, e le avventure piovono come grandine dalle labbra di quei lupi di mare, incalliti fra le tempeste e il sole marino e corazzati contro ogni paura. Ed è appunto là che raccolsi le avventure che sto per narrare.

Nel salpava dalla baia Melville, dove aveva ultimato i preparativi, il New-Castle, un bel brigantino della portata di quattrocentosessanta tonnellate, montato da ventidue uomini e comandato aiutare i giovani a perdere peso capitano James Swatters.

Era un legno baleniere, che si proponeva di andare a cacciare le balene e i capidolii nel golfo di Ughes, profonda insenatura che si apre nella terra di Palmer, dietro l'isola Smith.

INTRODUZIONE

Presso quelle isole si trovano sempre dei grandi banchi di boete, formati da balene australi perdita di peso crostacei in forma di gamberi, del diametro di forse due millimetri, di cui sono assai ghiotti i cetacei. Si estendono per parecchie leghe, talvolta fino a venti, e si chiamano la zuppa balene australi perdita di peso balene.

Fin da principio il capitano del New-Castle aveva notato che sull'acqua del mare si scorgevano delle grandi macchie oleose, il che indicava il recente passaggio di quei giganteschi cetacei, e siccome quelle tracce si dirigevano verso il sud, egli aveva lanciato la sua nave in quella direzione, certo di fare in breve qualche grossa preda. Il mare, da azzurro indaco, era diventato di una tinta bruna, il che indicava la presenza della zuppa delle balene.

Il capitano James Swatters fece preparare le barcacce e le fiocine, come pure le lance e le lunghe lenze, poi diresse la nave verso il sud-ovest. Udite, capitano? A un due o trecento passi dalla prua del legno si era udito un sordo tonfo, e poco dopo una larga ondata veniva ad infrangersi contro i fianchi del New-Castle. Per quanto la cosa sembrasse incredibile, non vi era ormai più a dubitare: una balena o un capodolio si era lasciato urtare dal brigantino ed ora cercava di allontanarsi, o per lo meno di prendere il largo.

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Ascoltando con profonda attenzione, si udiva la potente respirazione del mostro e di quando in quando si udivano dei sordi fischi, senza dubbio prodotti dall'acqua che usciva dagli sfiatatoi.

Due scialuppe da pesca, svelti, ma solidi e forti legni che si guidano balene australi perdita di peso un lungo remo, che serve meglio dell'usuale timone, e montate ognuna da un fiociniere, da quattro rematori e da un ufficiale, che è incaricato del governo, furono subito calate in mare. Dentro si prepararono le fiocine, o meglio, i ramponi, specie di lance terminanti in un ferro largo, in forma di un V rovesciato, e i cui margini esterni sono taglientissimi, ma gli interni grossi e dritti, onde impedire che la lancia, penetrata che sia nelle carni della balena, ne possa uscire.

Vi si aggiunsero altri ramponi di diversa forma, terminanti in una specie di palla tagliente, da scagliarsi sotto la coda della balena, onde reciderle i tendini e le ultime vertebre; quindi delle lenze, sorta di solide funicelle lunghe ordinariamente quattrocentocinquanta braccia e terminanti in una doga, specie di tavoletta di sughero, su cui vi sono impresse a fuoco le cifre balene australi perdita di peso nave baleniera, accadendo sovente che il cetaceo, ferito, fugga a grande distanza e vada a morire due o trecento leghe lontano dal luogo ove fu assalito.

Terminati i preparativi, i balenieri attesero impazientemente l'alba, studiandosi intanto di seguire la balena, che cercava di dirigersi verso il sud. Le balene, siano dei mari australi o dei mari settentrionali, hanno tutte dimensioni enormi.

Generalmente toccano i venti metri di lunghezza e pesano dalle 90 alle tonnellate. Sono quelli che chiamansi usualmente stecche di balena. La lingua di questi giganti del mare tocca sovente gli otto metri di lunghezza; gli occhi invece sono tanto piccoli e tanto affondati nella grascia, che di rado si vedono. La balena segnalata era una delle più grandi, poiché misurava circa ventidue metri, e doveva dare non meno di cinquanta tonnellate d'olio, quindi un guadagno di circa 20 o Navigava lentamente a circa un miglio dalla nave, e non pareva disposta a lasciare quei paraggi, che abbondavano di boete, il suo cibo prediletto.

Al comando dei due ufficiali poppieri, le due piccole baleniere lasciarono il brigantino e si diressero in silenzio verso il mostro marino, che pareva completamente assorto nel suo pasto.

Di quando in quando dagli sfiatatoi situati sul vertice del capo, uscivano con sordo rumore due colonne di vapore biancastro, le quali s'alzavano per parecchi metri, disperdendosi poi in goccioline oleose, che ricadevano sul mare.

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Le due scialuppe, sempre nel più profondo silenzio, si avvicinavano, mentre il brigantino si portava verso il sud, non essendo raro il caso che la balena, resa furibonda dalle ferite, si getti anche contro le navi, mandandole a fondo. Mastro Hunter e il suo collega Fox, altro valente fiociniere, avevano già impugnati i ramponi e si tenevano a prua, con un ginocchio fortemente incastrato in una specie di scanalatura per non perdere l'equilibrio nel momento supremo.

Malgrado le ondate, le due baleniere non si fermarono, anzi raddoppiarono la corsa, lasciando ormai da parte ogni prudenza. Il cetaceo stava per muoversi. Le due scialuppe si allargarono, poi si arrestarono, attendendo con viva ansietà la ricomparsa del gigante. Quantunque fossero tutti agguerriti contro simili pericoli e avessero fatto tutti le loro prove, pure erano pallidi, e soprattutto i due fiocinieri.

Era il momento atteso dai balenieri per cominciare la terribile lotta. L'arma micidiale si infisse profondamente nella grascia della balena, ma questa subito non s'accorse di essere stata ferita.

Spiaggiamento di cetacei

Quattro secondi dopo, poiché tanto occorre prima che senta il dolore, mandava una formidabile nota e si inabissava con fragore, agitando pazzamente la coda. Le due scialuppe virarono di bordo e si affrettarono a prendere il largo. Era tempo: la balena stava per riapparire, ma non più mansueto cetaceo, sibbene furibonda e pronta alla lotta.

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Faceva paura vedere quel gigante irritato e ci era infatti da fremere, poiché sarebbe bastato un solo urto per sfracellare le due leggere scialuppe. Dal suo fianco destro, ove si vedeva ancora infisso il rampone, usciva un largo zampillo di sangue, il quale arrossava la spuma delle onde. Mastro Hunter, che lasciava scorrere la lenza attaccata al rampone, non perdeva di vista il mostro, e si era munito della lancia colla palla tagliente per vibrargli il colpo mortale, mentre il suo collega Fox cercava di lanciare il secondo rampone.

Si inabissava con un fragore paragonabile al tuono, tornava a galla, lanciando dagli sfiatatoi dense colonne di vapore, si rovesciava sul fianco ferito, cercando di strapparsi l'arma, si precipitava in tutte le direzioni, tentando di sfracellare le scialuppe, che avevano un gran da fare per evitarla, e mandava note sempre più potenti, più metalliche.

A quella nuova ferita la disgraziata balena, presa dal terrore, si diede alla fuga verso il nord-est, in direzione del brigantino, ma non era una fuga propriamente detta, poiché scivolava a zig-zag, arrossando il mare col proprio sangue. Pareva che non ci vedesse più, poiché in caso diverso non sarebbe corsa addosso al brigantino, che stava per mettere altre due scialuppe in mare per finirla una buona volta con quella preda gigante.

Mastro Fox e il suo collega cercavano di seguirla, temendo che nella sua pazza corsa non urtasse contro il legno, che aveva imbrogliate le vele; ma rimasero ben presto assai indietro, non ostante gli sforzi erculei dei remiganti. Infatti il voler lottare colla balena, che si calcola percorra metri al minuto, e che impiega ventiquattro giorni per andare balene australi perdita di peso un polo all'altro, sarebbe stata una pazzia.

E tuttavia il pericolo incalzava, poiché pareva che il gigante, cosa balene australi perdita di peso, avesse preso di mira la nave. Con due colpi di coda vi giunse addosso con grande impeto. In trenta secondi sparve tutta intera e sulla superficie corrucciata del mare australe non rimasero che pochi oggetti galleggianti e i marinai che si erano precipitati in acqua per non venire inghiottiti dal gorgo aperto dal brigantino nell'inabissarsi!

In quanto alla balena, dopo essere rimasta come intontita da quel cozzo furioso, aveva proseguito la sua pazza corsa ed era andata a morire presso le coste meridionali dell'Isola degli Stati, dove venne trovata il giorno dopo in mezzo a un largo cerchio di sangue.

Non occorre dire che la balena fu spogliata del suo grasso, dei suoi fanoni e di parte delle sue ossa, dalle balene australi perdita di peso si ritrae un eccellente nerofumo, materie che, cedute ad altri balenieri, resero ai naufraghi la somma di oltre Se la pesca, o caccia che dir si voglia, delle balene presenta dei grandi pericoli, ben balene australi perdita di peso ne offre quella dei capidolii, cetacei che in fatto di mole di poco la cedono alle prime; ma più fieri, più coraggiosi e brutali in tutto il significato della parola.

Si chiamano anche fiseteri; ma è più esatto il nome di capidolii, avendo essi nel capo un vero serbatoio d'olio: potrebbero anche chiamarsi i cetacei-bocca, poiché nei fiseteri macrocefali, che abitano quasi tutti i mari, la bocca raggiunge in lunghezza un terzo del corpo e nei micropi, che abitano solamente i mari freddi, raggiunge la metà!

Figuratevi quali immense voragini, quando poi si pensa che sono armate da cinquantaquattro denti di forma conica e del peso d'un paio di chilogrammi ciascuno!

La ricostruzione

Questi mostri non oltrepassano ordinariamente la lunghezza di sedici metri, hanno un diametro di tre o quattro perdere peso dai fianchi e la loro circonferenza eguaglia il terzo della loro lunghezza. Tanta è la paura che siffatti cetacei ispirano ai pesci, che si sono veduti degli squali balzare contro le spiagge con tale impeto da uccidersi contro le rupi; dicesi inoltre che, neanche quando sono morti, nessun pesce ardisce avvicinarsi a loro per cibarsi delle carni.

Lo si trova racchiuso in un canale allungato che le ossa del cranio formano riunendosi con quelle del muso. Si comprenderà facilmente se i balenieri li cerchino attivamente e li affrontino malgrado i grandi pericoli che offre una tale lotta.

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Essendo la stagione ancora fredda, poiché era partito verso la metà di settembre del — cioè al principiare della primavera per quelle latitudini — aveva con sé uno scarso equipaggio, non essendo ancora cominciata l'epoca delle grandi spedizioni. Non contava che dodici uomini in tutto, due fiocinieri, due mastri e otto marinai.

La navigazione dapprima era stata abbastanza cattiva, poiché grandi massi di ghiaccio erravano in gran numero sull'oceano, staccatisi dagli immensi campi del sud, che si chiamano comunemente ice-fields.

Più volte il brick aveva corso il pericolo di venire schiacciato, specialmente durante i grandi nebbioni; ma, perdere peso nella foresta dalla sua buona stella, era riuscito a raggiungere gli arcipelaghi che si estendono lungo la balene australi perdita di peso di Palmer, costa scoperta dal capitano omonimo nel e che fu più tardi visitata dal capitano Poster nel e da Biscoë nel Dopo d'aver costeggiato quelle isole balene australi perdita di peso di aver preso terra a quella del Re Giorgio, scoperta da Roche fino dalper cacciare le foche, che si mostravano colà numerose e che, oltre dare delle buone pelli, rendono dell'eccellente olio, metteva la prua al sud, verso la terra di Graham.

Venticinque giorni dopo, nei pressi delle isole Biscoë, il Long-Island veniva assalito da una impetuosa bufera. Il vento del sud, scatenatosi furiosamente, dopo d'aver balene australi perdita di peso le vele, sbatteva il legno contro una di quelle isole, spingendolo fin sopra un grande banco.

Bisognava attendere l'alta marea perché lo rimettesse a galla, e questa non doveva avvenire che fra otto giorni, cioè al cominciare della luna piena. L'indomani l'equipaggio, mentre riposava nelle cabine, veniva bruscamente svegliato da una serie di urla spaventose e potenti, che pareva venissero dalla parte del mare. A circa un miglio dal legno un enorme capodolio micropo si avvoltolava fra le onde smosse dalla sua potente coda bilobata, lanciando dagli sfiatatoi piccole nuvole di vapore grigiastro.

Il mostro pareva in preda ad una viva eccitazione: si slanciava più che mezzo fuori dalle onde, agitava furiosamente la sua lunga natatoia dorsale e apriva la sua smisurata bocca, che poi rinchiudeva con un fracasso simile a quello che produce un'immensa cassa nel chiudersi.

Fra un'ora il mostro sarà morto. I marinai, per nulla atterriti dalla collera del fisetere, trascinarono le due scialuppe fino all'estremità del banco e le misero in acqua. Preparati i ramponi e le lenze, presero il largo, cercando di avvicinarsi, senza essere balene australi perdita di peso, al capodolio, che del resto ci vede assai male.

Essendo l'equipaggio appena sufficiente pel servizio delle due scialuppe che devono essere montate da sei uomini ciascuna, cioè da un mastro che le guida, da quattro rematori e da un fiociniere, a bordo della nave arenata sul banco non rimase che il capitano Sanders. Sia che presentisse la catastrofe che doveva accadere, o qualche altro motivo, il capitano nel vedere partire i suoi marinai sembrava estremamente commosso e ripetè più volte la frase: — Che Iddio vi protegga!

Una perdita per l'ecosistema

Le due svelte baleniere presero rapidamente il largo, sicure di abbordare il capodolio, il quale continuava i suoi salti e i suoi capitomboli nelle acque dell'isola. Quando le due baleniere furono a poche centinaia di passi, parve più sorpreso che incollerito e, invece di prendere il largo, mosse verso di esse, mostrando l'enorme gola aperta, che era tanto vasta da passarvi una imbarcazione con tutti gli uomini che la montavano.

Il fiociniere Mac-Byorn, che si trovava sulla prima baleniera, si mise a gridare ai suoi compagni: — State in guardia, poiché il mostro sta per caricarci!

  • Spiaggiamento di cetacei - Wikipedia
  • Le megattere hanno come nome scientifico Megaptera novaeangliae.
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I mastri delle baleniere, che si tenevano in guardia, furono pronti a virare di bordo e si gettarono al largo, nonostante le montagne d'acqua e di spuma. Le due baleniere presero subito il largo, a fine di evitare gli assalti del capodolio; ma la loro posizione era egualmente pericolosa, poiché l'enorme cetaceo si precipitava in tutte le direzioni con furore estremo, cercando di stritolare i nemici.

Si videro gli uomini che la montavano roteare un istante nello spazio, poi precipitare negli abissi del mare senza mandare un grido. La coda del gigante li aveva uccisi sul colpo! Ma la lotta non era ancora finita. Mac-Byorn aveva afferrato un terzo rampone; ma era pallido e pareva che avesse perduto ogni fiducia. Il capodolio non era che a poche braccia e procedeva coll'immensa bocca aperta, mostrando i suoi cinquantaquattro enormi denti.

Si seppe solamente più tardi che era andato a morire presso il capo Corkburn, all'entrata del vasto golfo di Ughes, dove era stato incontrato da un baleniere danese. Rimasero colà fino alla massima marea, che rimise a galla la loro nave, poi, quantunque in due soli, si misero alla balene australi perdita di peso, cercando di riguadagnare le terre abitate. Dopo una faticosa navigazione di tre settimane giungevano finalmente alle Falkland, stremati di forze per le lunghe veglie e le gravi manovre.

Prima di lasciare definitivamente le Falkland, che non dovevo poi più rivedere, volli assistere allo smembramento di una piccola balena, ch'era stata uccisa a sette miglia dall'isola di Kermolinas e che era stata rimorchiata a porto Egmont. Il povero cetaceo aveva ricevuto due colpi di rampone presso la testa e una lancia sotto la coda, e perdeva ancora sangue in grande quantità.

Invece di sommergersi, come spesso accade alle balene uccise, ma che poi rimontano a galla entro le ventiquattr'ore, era andata ad arenarsi su di un banco, ma era stata poi rimessa in mare da un flusso. Dapprima fu saldamente ormeggiata presso la nave baleniera, ma in modo che potesse girare su se stessa; poi i marinai cominciarono lo smembramento, operazione non facile e che richiede una certa abilità.

Servendosi di certe palette taglienti, staccarono dapprima parte del labbro inferiore e levarono la lingua, che pesava parecchie migliaia di chilogrammi, quindi staccarono il labbro superiore e levarono i forum, o stecche di balena, lunghi cinque metri, neri o variegati, in numero di settecento, e che mi dissero valere per lo meno quattromila lire. Staccarono una larga striscia di grascia in prossimità del capo e la sollevarono sul ponte. Continuarono l'operazione, facendo di balene australi perdita di peso in mano girare il cetaceo, finché questo fu ridotto a un carcame, massa enorme rosseggiante per la carne ancora sanguinolenta.

Subito si accese il fornello, che è situato a poppa delle navi baleniere, e si riempirono di grasso le due grandi caldaie, della capacità di quattrocento a cinquecento litri ciascuna. È una scena veramente selvaggia quella che presenta allora il ponte della baleniera.

A poppa nembi di fumo che oscurano il cielo e fanno sparire gli alberi e le vele, sul ponte masse enormi di grasso, olio che scorre dappertutto, uomini unti e arrossati dal sangue del cetaceo, che si agitano fra quelle ondate di fumo con una rapidità meravigliosa e senza scambiare una parola, e al di là l'immenso carcame del cetaceo, attorno a cui svolazzano miriadi di uccelli marini, che si disputano i pezzi di carne a colpi di becco e d'artiglio.

L'olio che si ricava da quella grascia è d'un color giallo cupo, tramanda un odore di pesce rancido ed è di una consistenza sciropposa. Ha una densità di 0, e non gela che a zero gradi. Si compone di diversi grassi, fra i quali la cettina, la focenina, l'oleina e la margarina, e si adopera per l'illuminazione, nella fabbricazione dei saponi e nella lavorazione del cuoio.

Per purgarlo si adoperano dei sacchi di tela foderati di flanella e ripieni, nel frammezzo, di uno strato di carbonigia dello spessore d'un centimetro e mezzo, trapunti in modo che la carbonigia non ricada tutta in fondo. L'olio filtrato viene raccolto in un vaso contenente dell'acqua, in cui si scioglie una certa quantità di solfato di rame, e dopo d'averlo lasciato riposare 3 o 4 ore si estrae.

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